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“ IL COLLE” Associazione
senza scopo di lucro per lo studio e la divulgazione della spiritualità e delle discipline olistiche Milano – via B.Verro, 89 - Tel. 347.8931875 Sito internet: www.ilcolleamiciuniversali.org |
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Sabato
13 gennaio 2007 - ore 14.30

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MEDICO, ODONTOIATRA, OMEOPATA, GRAFOLOGA,
HA SVILUPPATO :
“ La terapia verbale “
Dal suo nuovo libro “La Malattia:
la trappola dell’Eros”
Non esiste malattia, ne fisica, ne mentale se non vi è pensiero
malato, il paziente è già malato
quando la malattia non è ancora manifestata. La terapia verbale sprogramma la malattia con una risposta centrata, togliendo
il pensiero malato.
La unica possibilità che abbiamo di spiazzare il
tiranno è la risata. La risposta è una risata che emerge dal
profondo dell'eros di ciascuno, da quel nucleo vitale che esiste da
sempre in tutti. Basta poco, la chiave è molto
semplice. (G.M.)
“Sono convinta che la medicina e il medico siano solo dei veicoli e che
il medico dovrebbe funzionare solo da guida, affinché la guarigione fisica si
attui insieme alla consapevolezza e alla evoluzione
del paziente. La malattia è un'espressione che non fa altro che rivelare in
maniera metaforica un vissuto emozionale che ha portato alla malattia stessa.
Usando quali strumenti l'analogia, i simboli archetipici e la grafologia - scienza questa che si fonda
su basi analogiche - traduco al paziente ciò che il suo inconscio desidera
comunicare e ciò avviene contro ogni logica dell'attuale medicina. Il mio punto
di partenza è proprio l'espressione verbale e fisica usata dal paziente. In essa, oltre al significato emozionale preso individualmente,
ricerco anche un significato collettivo rifacendomi al concetto di inconscio
collettivo scoperto da Jung nel secolo scorso.
La
terminologia usata per esprimere le patologie nella medicina ufficiale, nega
l'efficacia e la validità del "pazientese"
che è invece un linguaggio collettivo ed emozionale. Molti medici troncano il
discorso del paziente quando fiorisce i suoi dolori e
sintomi con quegli aggettivi ed espressioni che, invece, per me sono
importantissime. Chiedo sempre al paziente di descrivermi la sua malattia come
se fosse un analfabeta. Credo che non esistono le malattie, ma "la malattia". Essa non è altro che l'espressione di
un'afflizione del paziente che si manifesta in un diverso modo, sia nel
linguaggio che nella sua espressione fisica. La condizione che una determinata malattia
sia inesorabilmente cronica, non fa altro che confermare, nell'inconscio del paziente, la sua
cronicità. Mentre, se il paziente non ci pensasse più
potrebbe anche guarire spontaneamente.
E, se le
analisi e i controlli a cui sono sottoposti i malati non servissero ad altro
che a confermare in loro, attraverso la paura - sentimento origine della
malattia stessa - la cronicità di essa? La risposta
terapeutica più bella è la risata del paziente dopo che gli traduco la sua
metafora. Quasi sempre so che guarirà. Con il riso mi
dice tante cose: che si è sentito compreso e che ha capito nel profondo del suo
animo la
terapia, che ha preso le distanze
dall'afflizione che l'ha portato alla malattia, che la vede come una
rappresentazione, che non ha più paura, ma soprattutto, finalmente, paziente che si diverte mentre viene
curato.
“Il mio sogno è che questa conoscenza arrivi alla portata di tutti” (G.M.)

Note
Biografiche di Gabriella Mereu -Si è
laureata in Medicina e chirurgia a Sassari nel 1983. E' diplomata in Medicina olistica ad Urbino,
nella scuola diretta da Corrado Bornoroni. Sempre ad Urbino, nel 1992, si è diplomata in Grafologia. Ha seguito il corso di Medicina omeopatica tenuto a Roma dal Prof. Antonio Negro. Nel 2000 ha pubblicato il suo primo libro”La Terapia Verbale” ed ora è
uscito il suo secondo libro “La malattia:la trappola
dell’eros”. Risiede ed esercita a
Cagliari.